Karma

Karma

Pharoah Sanders


Anno 1969
Etichetta Impulse!
Tracce 2 Brani

Tracklist

# Titolo Brano Durata
1 The Creator Has a Master Plan 32:47
2 Colors 6:03

Recensione Ufficiale

Registrato pochi anni dopo la morte di John Coltrane, con cui Sanders aveva suonato negli ultimi album più radicali del sassofonista (Ascension, Meditations), il disco porta a compimento la fase spirituale del free jazz che quella collaborazione aveva aperto. Sanders lavora con un quintetto allargato — Julius Watkins al corno, James Spaulding al flauto, Lonnie Liston Smith al piano, Reggie Workman e Richard Davis ai contrabbassi — costruendo un'unica composizione estesa che occupa quasi l'intero primo lato del disco. The Creator Has a Master Plan dura oltre trentadue minuti e attraversa più stati sonori senza soluzione di continuità: apre con un tema modale ripetuto quasi ipnoticamente, si espande in improvvisazioni collettive dense e dissonanti, e trova il proprio centro nella voce di Leon Thomas, che introduce lo yodel — tecnica vocale mutuata dalla musica pigmea dell'Africa centrale — come elemento ritmico e melodico a sé, non semplice ornamento. Il testo, poche righe ripetute come mantra ("The Creator has a master plan / Peace and happiness for every man"), funziona meno da messaggio che da ancora ritmica attorno a cui l'improvvisazione strumentale può muoversi liberamente. Colors, il pezzo più breve che chiude il disco, riporta l'ensemble a una forma più raccolta dopo l'estensione del primo brano. Il dossier su Kodwo Eshun in questo archivio cita esplicitamente il free jazz, insieme a jungle, techno e dub, come uno dei territori sonori afrodiasporici che la sua teoria del futurismo sonoro nero legge come tecnologia speculativa — musica capace di immaginare futuri alternativi al racconto dominante della modernità occidentale, indipendentemente da quanto quel futuro sia esplicitato nei testi. Karma rientra in questo perimetro non tanto per contenuto tematico dichiarato (il disco parla apertamente di pace universale, in linea con l'ottimismo spirituale di fine anni '60) quanto per il modo in cui tratta l'improvvisazione estesa come spazio in cui costruire una temporalità alternativa, sottratta alla forma canzone standard di tre minuti e alla logica di mercato che quella forma presuppone. Karma resta uno dei dischi più influenti del cosiddetto spiritual jazz, genere che avrebbe attraversato l'intero decennio successivo (Alice Coltrane, già presente in questo catalogo con Journey in Satchidananda, ne è l'altra voce fondamentale), e il punto in cui il free jazz più radicale di fine anni '60 trova una sintesi accessibile senza perdere la propria carica sperimentale.

✍️ CP 07/09/2026
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