Quando nel 1997 New Forms si aggiudicò il Mercury Prize, superando favoriti della critica come i Radiohead di OK Computer, fu chiaro che la drum and bass aveva varcato la soglia dei club seminterrati di Bristol per diventare una materia di studio musicale più ampia. Roni Size, insieme al collettivo Reprazent, realizzò un trattato sulla fusione tra l'elettronica digitale e la fluidità organica degli strumenti acustici. Il disco si muove su un delicato equilibrio: da un lato la precisione millimetrica dei campionatori, dall'altro la presenza fisica del contrabbasso di Si John e la voce misurata di Onallee. Non c'è l'aggressione sonora tipica della jungle più militante, né la rarefazione eccessiva dell'ambient-step. C'è, invece, un'attenzione quasi metodica alla costruzione del groove. L'apertura è affidata a "Railing", dove il rapping di Dynamite MC introduce l'ascoltatore a un'estetica urbana, ma è con "Brown Paper Bag" che l'album rivela la sua tesi centrale. Il pezzo è costruito su un giro di contrabbasso jazzato che corre parallelo a un drumming frenetico; la tensione risiede nel contrasto tra la profondità delle basse frequenze e la secchezza dei rullanti. In "Heroes", la struttura si fa più melodica. La voce di Onallee fluttua su un tappeto ritmico meno sincopato del solito, offrendo un momento di respiro che dimostra la capacità di Size di scrivere vere e proprie canzoni, pur mantenendo intatta l'intelaiatura ritmica. La traccia omonima, "New Forms", ribadisce l'approccio modulare del disco: un'esplorazione di come il jazz possa essere smontato e rimontato attraverso una lente post-industriale. Interessante è anche la gestione degli spazi in "Watching Windows", dove l'elemento soul emerge con più decisione, pur rimanendo ancorato a quell'estetica Bristoliana fatta di ombre e riverberi misurati. A distanza di anni, New Forms non ha perso la sua compostezza. Mentre molta produzione drum and bass dell'epoca è invecchiata a causa di suoni eccessivamente legati alle tecnologie del momento, la scelta dei Reprazent di integrare strumentazione reale ha conferito all'album una tenuta nel tempo considerevole. Un'opera di rigore esecutivo. Roni Size ha dimostrato che la ripetizione ciclica del beat è una tela su cui innestare variazioni timbriche sofisticate. In questo senso, l'album resta una delle testimonianze più lucide di come la musica "macchinica" possa acquisire una dimensione propriamente umana.
L'IA sta riascoltando l'album per te...