Se dovessimo redigere un verbale sullo stato di salute del rock alternativo del 1991, Sailing the Seas of Cheese dei Primus risulterebbe probabilmente come l'allegato più bizzarro e meno classificabile. Mentre il mondo stava diligentemente imparando gli accordi di Smells Like Teen Spirit, Les Claypool — un uomo che sembra uscito da un cartone animato di Terry Gilliam — decideva che era il momento di elevare il basso elettrico a strumento di tortura e delizia, trasformandolo in una sorta di elastico gigante alimentato a colpi di pollice. L'album arriva dopo Frizzle Fry e segna il debutto su una major, la Interscope. Immaginate la faccia dei discografici dell'epoca quando si sono visti recapitare un master che si apre con il ticchettio di un contrabbasso e un coro di marinai sotto acido. Eppure, Tom Whalley (l'uomo che firmò i Nirvana) ci vide lungo: c’era un metodo in quella follia. Registrato ai Fantasy Studios di Berkeley, il disco gode di quella produzione asciutta, quasi anemica nei medi, tipica di chi non ha alcuna intenzione di riempire lo spettro sonoro con muri di chitarre. Qui regna il vuoto, interrotto solo dalle rullate chirurgiche di Tim "Herb" Alexander e dalle pennellate sghembe di Larry LaLonde, un chitarrista che ha il raro merito di saper suonare "attorno" al basso senza mai intralciarlo. Il disco non parla di amore, né di rivoluzione, né di angoscia esistenziale adolescenziale. Parla di: • Jerry, un pilota di auto da corsa che, prevedibilmente, finisce contro un palo della luce dopo troppi sorsi di troppo (un aneddoto vuole che il suono del motore nella traccia sia quello della Porsche dello stesso Claypool). • Tommy the Cat, un felino randagio doppiato nientemeno che da Tom Waits. Pare che Waits abbia accettato dopo che Claypool gli ebbe inviato una lettera scritta a mano, probabilmente su carta unta di pesce. La performance di Waits aggiunge quel tocco di catrame necessario a rendere il brano un classico da club sotterraneo. • Sgt. Baker, un omaggio poco velato ai traumi del servizio militare, dove il basso di Claypool imita letteralmente il tono di un istruttore furioso. Il titolo stesso è una dichiarazione di intenti. Navigare nei "mari di formaggio" significa galleggiare nel kitsch, nel banale, nell'industria discografica che i Primus osservavano con la curiosità di un entomologo davanti a uno scarafaggio. Musicalmente, siamo di fronte a un paradosso. Pezzi come American Life offrono una critica sociale quasi lucida, se non fosse che il riff portante sembra il lamento di una balena con il singhiozzo. La tecnica di Claypool, un misto di slapping, strumming flamenco e puro vandalismo sonoro, rende brani come Jerry Was a Race Car Driver (con quel riff in 16/16 che ha fatto venire i crampi a una generazione di bassisti) dei piccoli miracoli di equilibrismo. Sailing the Seas of Cheese non è invecchiato, semplicemente perché non è mai stato "nuovo" nel senso convenzionale del termine. È un oggetto alieno rimasto incastrato tra il funk di Bootsy Collins e il nichilismo dei Residents. Se lo riascoltate oggi, potreste trovarlo irritante, tecnicamente eccessivo o semplicemente assurdo. Ed è esattamente così che i Primus volevano che fosse. Resta il fatto che, in un'epoca di camicie di flanella e seriosità granitica, qualcuno ha avuto il coraggio di chiederci: "Siete pronti per un po' di formaggio?". La risposta, a distanza di trentacinque anni, continua a essere un timido, ma divertito, sì.
L'IA sta riascoltando l'album per te...