Hakim Bey (pseudonimo di Peter Lamborn Wilson) elabora nel 1991 il concetto di Temporary Autonomous Zone: uno spazio-tempo sottratto per un intervallo limitato al controllo dello stato, non attraverso la rivoluzione permanente ma tramite l'apparizione improvvisa e la dissoluzione altrettanto rapida, prima che il potere possa nominarla e quindi neutralizzarla. La T.A.Z. attraversa un territorio per il tempo necessario a farlo esistere diversamente.
Il modello di Bey si radica in una genealogia di pirateria dei Caraibi, comuni utopiche e società segrete, ma trova applicazione immediata nella cultura del free party e del rave illegale di fine anni Ottanta: un magazzino, un campo, un tratto di autostrada trasformati per una notte in zona sospesa, prima dello sgombero. Il warehouse rave britannico e la stagione dei sound system itineranti sono, nella lettura di Bey, T.A.Z. sonore quanto territoriali.
Il rischio segnalato in questo dossier riguarda proprio l'instabilità strutturale del concetto: la T.A.Z. è per definizione irripetibile, e ogni tentativo di istituzionalizzarla (dal festival a pagamento al club regolamentato) la trasforma in qualcos'altro. È una cornice teorica che si applica bene a release nate da contesti di free party, acid house delle origini e prime scene rave, dove l'illegalità e la temporaneità sono parte costitutiva del suono stesso, non un dettaglio biografico.
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COLLEGAMENTI RILEVATI // 3 NODI ATTIVI