Around the Fur

Around the Fur

Deftones


Anno 1997
Etichetta Maverick
Tracce 10 Brani

Tracklist

# Titolo Brano Durata
1 My Own Summer (Shove It) 3:35
2 Lhabia 3:53
3 Mascara 3:25
4 Around the Fur 3:29
5 Rickets 2:45
6 Be Quiet and Drive (Far Away) 5:04
7 Lotion 3:36
8 Dai the Flu 4:10
9 Headup 3:58
10 MX 4:44

Recensione Ufficiale

Pubblicato nel 1997 per la Maverick Records, Around the Fur rappresenta il momento esatto in cui i Deftones superano i confini del fenomeno nu-metal coevo per codificare una propria, inconfondibile grammatica sonora. Lontano dalle soluzioni monolitiche e dai cliché del genere, il secondo album della band di Sacramento unisce la violenza primordiale dell'hardcore e la pesantezza del rifftide alternativo a una profonda ed erbosa sensibilità dream-pop e shoegaze, fondendo claustrofobia e sensualità morbosa in una produzione tagliente. L'architettura del disco si regge sul contrasto dinamico tra la sezione ritmica viscerale guidata dal basso profondo di Chi Cheng e dalla batteria granitica di Abe Cunningham, e l'assalto distorto della chitarra di Stephen Carpenter. Su questa trama strumentale si innesta la straordinaria performance di Chino Moreno, la cui voce oscilla costantemente tra un falsetto etereo e sussurrato e urla disperate ad altissima tensione. Brani fondamentali come My Own Summer (Shove It) e la celebre Be Quiet and Drive (Far Away) trasformano il contrasto dinamico in un'esperienza quasi fisica, dove la saturazione delle frequenze diventa un elemento atmosferico fondamentale. L'immaginario dei testi ed elucubrazioni dell'album abbandona le risposte adolescenziali per concentrarsi su una forma di erotismo malato, alienazione urbana e ossessione voyeuristica. L'iconica traccia Headup (con la partecipazione di Max Cavalera) erompe come un'esplosione di rabbia catartica, mentre la lunga traccia di chiusura MX distorce il concetto di durata e pausa incorporando ampi spazi di silenzio e tracce nascoste, amplificando il senso di spaesamento e isolamento psicologico. Nel contesto del sito, Around the Fur si aggancia direttamente al Dossier 8 (J.G. Ballard / Psicopatologia del paesaggio costruito) e al Dossier 11 (Scena Industrial/Post-Industrial). L'album opera come una scansione intima delle patologie somatiche e degli spazi chiusi della periferia tardo-novecentesca: la calura soffocante di My Own Summer e la fuga automobilistica di Be Quiet and Drive risuonano come vettori ballardiani in cui il corpo, la carrozzeria e la tecnologia audio si fondono in un'unica e claustrofobica psicosi. Around the Fur rimane una pietra angolare del rock alternativo degli anni Novanta, in grado di invecchiare con straordinaria grazia e di influenzare generazioni di artisti dediti alla musica pesante e sperimentale. Unendo una brutalità frontale a un'inquietante bellezza ipnotica, i Deftones hanno dimostrato come il metallo moderno potesse farsi carne, atmosfera e materia psicologica profonda.

✍️ CP — 28/09/2026
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