C’è un momento esatto in cui il metallo pesante smette di odorare di zolfo, birra tiepida e garage per iniziare a profumare di ozono, silicio e lubrificante industriale. Quel momento ha una data di nascita precisa (il 13 giugno 1995) e un nome che suona come una dichiarazione d'intenti bellica: Demanufacture. A trent'anni di distanza, il capolavoro dei Fear Factory non ha perso un milligrammo della sua spaventosa chiaroveggenza. Laddove i Ministry esorcizzavano il collasso politico attraverso una catarsi punk-industriale e i Nine Inch Nails declinavano la macchina in una chiave di torturata introspezione electro-pop, la band di Los Angeles compie il passo successivo, quello definitivo: l'ibridazione biologico-digitale. Il segreto del disco risiede in una sineddoche formale che ha ridefinito il DNA del metal moderno. La precisione disumana della batteria di Raymond Herrera, incastrata chirurgicamente con il riffing a "mura di suono" di Dino Cazares era l’algoritmo che si sostituiva al groove umano. Colin Richardson alla produzione e Rhys Fulber (già mente dei Front Line Assembly) ai campionatori e ai synth creano un’architettura sonora dove il campionamento è l'ossatura stessa del pezzo. Il contrasto schizoide tra le strofe abrasive e le aperture celestiali, quasi sintetiche, del cantato di Burton C. Bell anticipa tutto ciò che il metal alternativo avrebbe masticato e sputato nei due decenni successivi. Se l'iperstizione è quell'idea per cui le finzioni fantascientifiche finiscono per scatenare i meccanismi che le rendono reali, Demanufacture è la colonna sonora ufficiale di quel loop temporale. Brani come Replica, Zero Signal o la titanica Self Bias Resistor mettevano in musica il collasso della distinzione tra naturale e artificiale, anticipando la paranoia del controllo digitale e la fusione uomo-interfaccia prima ancora che Internet diventasse un fenomeno di massa. Nel contesto del palinsesto di Hyperstitionfm, dove il suono è trattato come un fluido vettoriale che attraversa il tempo per rimodellare il presente, questo album si colloca come uno snodo cruciale: il punto di non ritorno in cui il metal ha smesso di guardare al passato mitologico ed è diventato un acceleratore del futuro.
L'IA sta riascoltando l'album per te...