Excavation

Excavation

The Haxan Cloak


Anno 2013
Etichetta Tri Angle
Tracce 9 Brani

Tracklist

# Titolo Brano Durata
1 Consumed 1:39
2 Excavation I 8:09
3 Excavation II 4:13
4 Mara 3:13
5 Miste 5:37
6 The Mirror Reflecting I 3:10
7 The Mirror Reflecting II 7:07
8 Dieu 5:12
9 The Drop 12:57

Recensione Ufficiale

Excavation esce su Tri Angle nell’aprile 2013 ed è il secondo album di Bobby Krlic. L’esordio omonimo del 2011, pubblicato da Aurora Borealis, aveva portato Krlic all’attenzione di Tri Angle. Se il primo disco sembrava dominato dalla paura della morte, il secondo vuole misurare l’immensità dell’aldilà. Krlic ha raccontato di aver trattato Excavation come una scomposizione degli elementi del primo album, ingranditi fino a una grana quasi impressionista. Il suono si regge su sintetizzatori sotterranei, field recording schiacciati e ritmi techno attutiti, senza abbandonare del tutto la componente acustica. Spariscono gli archi e i fiati terrosi del debutto. Restano spazio negativo, costruzioni labirintiche e melodie sintetiche che passano dal quasi silenzio al volume pieno come in una colonna sonora da thriller, con brani che superano spesso i dieci minuti. Sul piano dei brani, la prima parte di “Excavation” poggia su un 2-step spento e funebre, la seconda su un sub-basso viscoso che deve alla dinamica dubstep quanto all’ambient. Il finale di tredici minuti, “The Drop”, ricorda un Vangelis dell’epoca di Blade Runner e svanisce in una statica luminosa. In “Mara” cariche di basse frequenze scuotono un sottofondo denso e strisciante. Il disco si lega a due dossier del sito. Il primo è quello su Reza Negarestani: un album intitolato “scavo”, costruito come una discesa attraverso strati di suono sotterraneo, lavora sullo stesso immaginario di un orrore situato nelle profondità del sistema anziché in un evento o in una voce narrante. Il secondo è la scena Industrial/Post-Industrial: la critica ha associato la musica di Krlic a paesaggi post-industriali, città in rovina e magazzini abbandonati, e lo ha collocato accanto a Demdike Stare, Raime e Vatican Shadow. Rispetto a quegli artisti, che costruiscono atmosfere infernali e vi si lasciano scivolare dentro, Krlic mantiene una spinta ritmica continua, e il disco è arrivato a definire l’identità dell’etichetta Tri Angle. A più di dieci anni dall’uscita resta un riferimento per la dark ambient.

✍️ CP — 13/10/2026
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